Nella testa di un pilota: quali sono le qualità essenziali

Il cervello di un pilota di Formula 1 è diverso da quello delle persone comuni? E se sì, che tipo di differenze potrebbero esserci?

Elaborazione delle informazioni. Ricordi quando hai guidato la tua prima macchina? Tante cose da elaborare: sterzo, pedale sinistro, pedale destro e pedale centrale, distanza di sicurezza nel traffico, limiti di velocità, ecc. Per guidare siamo costretti ad apprendere tutte queste cose, e il fa quello per cui è stato programmato: impara.

In questo modo, le varie ‘routine’ connesse alla guida diventeranno automatiche, permettendo al cervello cosciente di concentrarsi su attività di alto livello, come ad esempio prevedere il comportamento di altri piloti, scansare i rischi e così via.

Immaginate un pilota di F1 nella sua auto. I muscoli, i legamenti e le articolazioni del suo corpo sentono ogni contrazione. Il suo corpo è spostato dalla forza di gravità. Tutte queste informazioni entrano nel suo cervello e sono interpretate dal cervelletto. Poi c’è il bombardamento da informazioni visive. Egli guarda la strada e, in pochissimo tempo, deve elaborare tutta una serie di informazioni fondamentali per vincere, ma anche semplicemente per non uscire fuori strada.

Una delle caratteristiche distintive del cervello di un pilota è la velocità con cui le informazioni vengono assorbite ed organizzate.

Autostima. Un pilota deve credere in sé, nelle sue capacità. E’ fondamentale riuscire a non mollare mai la presa, perché diventare un pilota di formula 1 non è facile, c’è tantissima concorrenza e sono pochi coloro che ci riescono.

Oltre che a concetti mentali, un pilota professionista si differenzia dalle persone comuni anche per la prestanza fisica. Una gara di formula 1 colpisce il corpo in maniera molto pesante. Non è semplice guidare a quelle velocità per tutto quel tempo, occorre una certa forza per tenere il manubrio, mantenere la testa per non farla sbalzare di lato dalla forza di gravità, riuscire a sopportare l’essere chiuso in pochissimo spazio per muoversi. Non è un caso che tutti i piloti, a fine gara, pesano anche due o tre kg di meno rispetto a quando sono partiti: tutti liquidi persi.

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